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Il cross: un fondamentale che si è evoluto negli anni

  • Immagine del redattore: Alessandro  Moppi
    Alessandro Moppi
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 17 min

“Io ho fatto il difensore per vent'anni, ho fatto sia il difensore esterno che il centrale. Io non avevo per niente paura quando mi attaccavano di fronte. Se mi crossavano avevo paura. Come mai oggi non crossa più nessuno? Come mai non si riesce a dare questa intensità nell'area, buttando dentro la palla, l'attaccante che si butta, il centrocampista che si butta, la palla che viene rinviata alla squadra addosso per la respinta, cose di questo tipo a ritmo alto? Perché questo non viene fatto? Come mai quando stiamo perdendo una partita cominciamo negli ultimi dieci minuti a buttare la palla dentro? Ci sarà un motivo, no? Ma no, ma questo è il calcio antico. Quello moderno invece è quello di arrivare sul fondo, tornare indietro, tornare a metà campo, tornare al portiere, tornare e quindi questo ritmo per tutta la partita. Allora cerchiamo di dire le cose come stanno: non abbiamo più gente che crossa e non abbiamo più centravanti che entrano sul cross. Questo è il problema grosso…” 


Scrollando il telefono mi è capitato di sentire queste parole di mister Luigi Cagni, a poche ore dall’inizio della stagione di Serie A 2026-’27 e ho deciso di approfondire l’argomento.


Cronologia del cross

Nel corso degli ultimi trenta anni il cross ha subito un cambiamento posizionale, strategico, ma anche di importanza nella modalità di andare a segno per le squadre. 


  • Gli anni ’90: 

in quegli anni il cross era usato soprattutto per portare la palla in area, quindi orientato ad un gioco prettamente aereo o comunque acrobatico.


In Premier, ad esempio nella stagione 1995-’96 ci furono tre giocatori che segnarono 8 gol ciascuno di testa Yorke, Dublin e Les Ferdinand. 


Anche in Serie A in quegli si segnava molto di testa, anche grazie ad alcuni straordinari interpreti che c’erano, seppur con caratteristiche diverse: Vieri, Zamorano, Batistuta, Vialli, Casiraghi, Balbo, Crespo erano alcuni giocatori bravi in questo fondamentale.


Ma il più forte, possiamo ammettere con una certa sicurezza, era sicuramente Oliver Bierhoff che nel 1998-’99 segno’ 15 gol di testa su 19 totali, divenendo l’arma principale del Milan di Zaccheroni che vinse lo scudetto. 


In quegli anni, nei principali 5 campionati europei, la stima dei gol segnati da cross per ogni campionato andava dai 150 ai 200 con una media del 20-22% sul totale dei gol segnati. 


Il motivo perché si segnava così tanto di testa o comunque su cross era che molte squadre giocavano con due attaccanti, di cui uno era spesso un centravanti forte fisicamente. 


Questo permetteva di usare il cross come fonte primaria di attacco.


I cross potevano essere effettuati dalla trequarti, chiamati traversoni, dalla zona laterale più o meno profonda, cercando il centravanti o il secondo palo.  


Il concetto era quello di “mettiamo palla dentro”, per i molti giocatori che si trovavano dentro l’area. La divisione dell’area da parte dei due attaccanti e di un centrocampista era primo palo, centro porta e secondo palo, queste ultime due zone erano le più ricercate dai centravanti. 


 





In questa sequenza vediamo come l’Inghilterra manda in gol, all’Europeo casalingo del 1996, Alan Shearer, altro formidabile colpitore sui cross.  


Nella prossima sequenza vedremo come Christian Vieri segnerà il gol del 2-1 nella Finale di Coppa delle Coppe del 1998-’99 contro il Mallorca. Pallone che proviene da un lancio lungo che trasforma in un pallonetto di testa al portiere. 




 


 



La tipologia dei cross dell’epoca, portava ad una gestualità tecnica del colpo di testa che oggi si vede meno proprio perché è cambiato il cross (più avanti vedremo come e perché). Questa gestualità che, ammetto a me piaceva tantissimo e che adoro se la vedo fare ancora oggi, era la “girata” di testa.


Nell’immagini sottostanti vediamo una delle tante effettuate proprio da Bierhoff. 


 


 




  • Primi anni 2000

Il finire degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 segna l’inizio della transizione del cross. Rimane elemento importante per cercare di fare gol; viene integrato ancora di più il gioco sulle fasce, tramite combinazioni, sovrapposizioni o dribbling. 


In questi anni è aumentata anche la qualità tecnica dei cross, dovuta in parte alla maggior organizzazione delle difese avversarie che portava quindi ad una ricerca più sofisticata del cross, ma anche ad una maggior qualità tecnica dei giocatori che crossavano.


Figo, Nedved, Giggs, Overmars, Camoranesi, Joaquín erano alcuni straordinari “crossatori” di quelle annate; il giocatore più concreto qualitativamente e “bello” esteticamente in questo fondamentale è considerato David Beckham, il quale poteva crossare da qualsiasi posizione e mettere un pallone estremamente preciso alle spalle della linea o comunque a disposizione di un compagno.


 


 




Anche in quegli anni i cross erano destinatari di ottimi colpitori di testa quali Shevchenko, Trezeguet, Toni, Adriano, Drogba, Van Nistelrooy e tanti altri. 


La posizione da cui si effettuava il cross e la loro direzione anche in questo periodo, seguiva più o meno le stesse dinamiche degli anni precedenti.

cross dal fondo/da trequarti → palla dentro l'area → attacco diretto delle punte.


Il pallone veniva quindi indirizzato verso la porta, non necessariamente all'indietro; il cut-back, che analizzeremo più avanti, esisteva, ma non era prominente come oggi. 


Un fattore importante che favoriva questi tipi di cross, fino a quindici-venti anni fa era che i giocatori di fascia, destri o sinistri, giocavano tutti col piede di parte, il giocatore cercava di arrivare rapidamente alla posizione dalla quale poteva e voleva crossare, e impostare traiettorie quasi tutte a mezzaluna ad uscire e a tagliare dietro la difesa. 


  • Anni 2010-’26:

Se analizziamo come si arriva al cross oggi, la differenza non è solo tecnica, ma anche tattica: il cross oggi è il passaggio finale di una sequenza tattica preparata.


Lo sviluppo e la diffusione sempre maggiori di sistemi che prevedono un solo attaccante centrale (1-4-2-3-1, 1-4-3-3) ha portato anche una trasformazione dell’esterno alto, che quasi sempre lo troviamo che gioca a piede invertito, e forse è proprio questo cambiamento che ha portato a questo nuovo modo di ricercare il cross. 


I primi fuoriclasse interpreti di questo ruolo, anche se con caratteristiche diverse, furono Robben e Ribery nel Bayern Monaco, insieme a Ronaldinho seguito poi da Messi nel Barcellona.


L’obiettivo primario oggi è arrivare sul fondo, non necessariamente sulla fascia; il concetto è: “più vicino alla linea di fondo arrivi, più aumenta la possibilità di servire l'area senza dover scavalcare tanti difensori”.


Quello che vanno a ricercare le squadre oggi sono i cosidetti “half-space”, cioè quelle zone tra linea laterale e area di rigore o dentro il corridoio laterale dell'area.

E’ in questi anni e grazie a queste situazioni che è diventato così diffuso il segnare tramite cut-back, cioè il passaggio indietro. Il giocatore che arriva sul fondo o giù di lì, invece di servire direttamente l’attaccante centrale, effettua un passaggio indietro ai compagni che stanno arrivando a “rimorchio”.


Due studi dell’Uefa hanno evidenziato l’efficacia del cut-back: 

  • Il report relativo ai Campionati Europei U17 del 2024 (Cut-back crosses) ci dice che circa il 36% dei gol è stato segnato nelle zone comprese tra l'area piccola e il dischetto del rigore, con i cross rasoterra che hanno sostituito i cross aerei come principale mezzo per portare la palla in area di rigore. 


Le squadre cercavano di penetrare nello spazio intermedio per poi ripiegare fino a quattro giocatori in area, con l'obiettivo di mettere in difficoltà i difensori centrali avversari. Le finaliste Italia e Portogallo hanno segnato la maggior parte dei gol con questa strategia, mentre tre dei quattro gol dell'Inghilterra contro la Francia nel Gruppo D sono stati realizzati allo stesso modo. 


“Sono situazioni molto simili alle tendenze di alto livello che vediamo in Europa League e in Champions League: le squadre migliori cercano di penetrare quella zona di mezzo spazio” ha spiegato l’autore del report Adams. "I cross che vedo dalle squadre migliori sono tutti passaggi all'indietro. Non crossano la palla in area dalle fasce. Tutto è rasoterra." 


Quasi il 30% dei 94 gol del torneo sono stati segnati dopo cross (28), e di questi, il 43% (12) erano cross arretrati. I cross erano diminuiti del 20% nella UEFA Champions League della scorsa stagione rispetto alla stagione precedente, e sembrerebbe che il calcio giovanile si stia muovendo nella stessa direzione.


Un altro report sulla Conference League 2024 (Crossing: the battle for the supremacy) ha analizzato quali siano state le strategie più efficaci per arrivare al tiro in porta durante la competizione.


Dai quarti di finale in poi, sono stati effettuati complessivamente 234 cross in area di rigore su azione. Quasi un quarto di questi (55) ha portato a un tiro in porta e il 4% di tutti i cross ha portato a un gol.


Dallo studio degli analisti Uefa (grafico 1), si può vedere come la stragrande maggioranza dei cross (81%) è avvenuta durante una fase di possesso palla controllato contro un blocco difensivo basso. Questa categoria ha prodotto il tasso di successo più alto (definito come la percentuale di successo che si traduce in un tiro in porta) insieme ai casi, molto più rari, di cross effettuati dopo un recupero palla in fase di pressing (25%).


 


Le mappe del campo sopra (immagine 13) illustrano l'efficacia dei cross effettuati da spazi simili all'interno dell'area di rigore, in particolare con i cross arretrati dalla corsia due sulla sinistra.


Quasi un cross su tre (31%) da questa zona si è concluso con un tiro in porta. Solo la zona della corsia due fuori dall'area di rigore, o lo spazio intermedio, si è dimostrata più efficace nel convertire le opportunità di cross in tentativi di tiro in porta, con un tiro dopo più di un cross su tre (38%).  


 

 



Il grafico 2 ci mostra, a seconda di quanti giocatori portano in area le squadre, la percentuale di probabilità di arrivare al tiro.


Il grafico verde indica la situazione più comune verificatasi, cioè i 3 attaccanti, che però ha portato solo ad un 17% di percentuale di tiro, a differenza dei 4 e 5 attaccanti che hanno portato rispettivamente il 34% e il 26%. 


L'elevata percentuale di successo con zero attaccanti in area (30%) derivava principalmente da situazioni in cui non erano presenti nemmeno difensori.


In questi esempi, la palla veniva spesso lanciata nello spazio die tro la difesa, permettendo agli attaccanti di inserirsi.


 


 I vantaggi del cut-back: 

  • evitare il fuorigioco a chi va sulla palla

  • portare tanti uomini all’attacco della porta

  • ricevere in posizioni migliori

  • avere più giocatori vicini per l’eventuale riaggressione

  • avere una soluzione di riserva se il primo destinatario dell’ultimo passaggio non riuscisse a raggiungere la palla


Nel calcio moderno non esiste solo il cut-back ma anche altri tipi di cross; il loro utilizzo dipende dalla risposta alla domanda: <<Che tipo di spazio mi ha concesso la difesa avversaria?>>. 


Secondo lo studio del Fifa Training Center (Cross Type - 2021) esistono sei tipi di cross: 

  • Inswing: cross a rientrare verso la porta (un destro che crossa da sinistra)

  • Outswing: cross a uscire (il cross effettuato da destra col piede destro)

  • Driven: Un cross con velocità e potenza sia a terra che in aria. (Cross con traiettoria rettilinea)

  • Lofted: Un pallone giocato da qualsiasi zona di cross, crossato in area di rigore (traiettoria alta e arcuata solitamente verso il secondo palo)

  • Cutback: Pallone giocato diagonalmente all'indietro da qualsiasi zona di cross, vicino alla linea di fondo, e indirizzato verso un compagno di squadra all'interno dell'area di rigore.

  • Push: Un pallone giocato da qualsiasi zona di cross, utilizzando l'interno o l'esterno del piede, con velocità moderata ma con un certo grado di intenzione e precisione. 


L’esterno invertito

Come abbiamo detto all’inizio del capitolo, il moderno giocare con l’esterno di attacco a piede invertito ha sicuramente condizionato il gioco e quindi anche il modo di eseguire i cross. 


In questo caso l’esterno tende a partire largo sulla fascia, ricevere palla e portarsela sul piede forte, avendo a disposizione diverse soluzioni. 


Una volta che l’esterno ha ricevuto palla, può: calciare, giocare una palla filtrante, combinare con i compagni (mezzala, trequartista, punta centrale), andare sul fondo, crossare dal mezzo spazio.


I tipi di cross che vengono effettuati da questa posizione sono: 

  • Cross sul secondo palo: per cercare attaccante alle spalle del centrale dalla parte opposta o alle spalle del terzino

  • Cross teso tra difesa e portiere: si cerca la zona e non necessariamente l’attaccante

  • Cross dalla zona di mezzo spazio: si cerca attaccante, esterno opposto, mezzala che attacca aerea, quinto uomo su secondo palo

  • Cut-back


Tutto questo porta anche ad una cosa importante, quando l'esterno è a piede invertito, spesso la squadra prepara più uomini dentro l'area, nel frattempo che l’esterno taglia e va al cross:

  • la punta attacca il primo palo 

  • la mezzala attacca la zona centrale 

  • l’esterno sinistro attacca il secondo palo

  • il trequartista arriva al limite per la seconda palla. 


Quindi il cross non è più un gesto isolato dell'esterno, ma come detto in precedenza, è l'ultima parte di una struttura offensiva preparata.

In queste sequenze possiamo vedere alcuni cross derivati da esterno a piede invertito:



  • cross alle spalle della difesa

 

 


 




  • cross dal mezzo spazio sul secondo palo

 


 





  1. Cut-back

 

 

 



Nelle immagini  (20-21-22) del cut-back possiamo vedere come il Barcellona occupa tutti gli spazi dentro l’area per liberare quello fuori area per il giocatore che arriva da dietro. 


Da quello che stiamo dicendo, sembra che la vecchia maniera di crossare, cioè col giocatore dal lato del piede forte, sia scomparsa, ma non è così, diciamo che è solo diminuita di molto la percentuale di esecuzione di questo gesto, che oggi è soprattutto effettuato dai terzini. 


Il cambiamento della fase difensiva

La fase difensiva sui cross è cambiata moltissimo dagli anni ’90 a oggi. Non è cambiato solo come si crossa, ma soprattutto come una squadra si organizza per difendere l'area.


La differenza principale è che negli ultimi 15 anni si preferisce prima controllare lo spazio, la porta e le zone di maggiore pericolo, all'interno di un'organizzazione collettiva.


Prima difendere il cross significava soprattutto marcare gli uomini e vincere il duello.


Come abbiamo già visto, il cross arrivava spesso da una situazione abbastanza riconoscibile: ala che punta il terzino, cross dalla fascia, attaccanti in area con i difensori che seguono direttamente il proprio avversario.


Marcature a uomo, contatto fisico, difensori addosso all’attaccante, attenzione esclusiva al proprio riferimento.


Il difensore aveva l’obiettivo di non permettere di colpire all’attaccante con tutti i mezzi possibili. La lettura della traiettoria veniva spesso dopo il controllo dell’avversario. 


L’area, in quel periodo, era molto affollata, si vedevano spesso duelli di 3-4 coppie di attaccanti/difensori, che non avevano una disposizione ben precisa.


Visto che il cross arrivava spesso dalla fascia, un altro compito del difensore era quello di impedire al cross di partire.


Negli ultimi anni si è assistito a un passaggio progressivo verso una difesa più zonale o mista. Non significa che non si marcano più gli uomini. Significa che prima si protegge una determinata zona.


Le zone fondamentali sono diventate soprattutto: primo palo, zona centrale davanti alla porta, secondo palo, zona dischetto del rigore, spazio del cut-back.


Oggi il difensore deve pensare: "Dov'è l'uomo, dov'è il pallone e quale spazio devo proteggere?"


La linea difensiva è diventata più coordinata. Questo è forse uno dei cambiamenti più evidenti.


Prima poteva capitare più facilmente che ogni difensore reagisse individualmente.


Oggi, invece, una difesa deve muoversi come un unico reparto.


Quando parte il cross: il primo difensore attacca la zona del primo palo o la traiettoria anticipata; i centrali proteggono la zona centrale della porta e l'area davanti al portiere; il difensore lontano si occupa della profondità, del secondo palo o dell'attaccante che arriva da dietro; i centrocampisti devono spesso controllare: il limite dell'area, il rimorchio, la seconda palla, il cutback. 


Quindi oggi non basta più dire che i quattro difensori marcano i quattro attaccanti, perché la struttura coinvolge spesso 6, 7 o 8 giocatori.


Negli ultimi anni vediamo molto più frequentemente una marcatura a uomo nella zona, cioè il difensore occupa una determinata zona,  quando l'attaccante entra in quella zona, viene preso in consegna, la responsabilità può passare a un compagno; questo evita di seguire un attaccante ovunque.


Oggi si preferisce questo tipo di difesa perchè che negli anni '90 l'attaccante era spesso già dentro l'area quando partiva il cross.


Nel calcio moderno invece molti attaccanti cercano di arrivare in corsa da dietro e andando ad occupare spazi predefiniti, questo rende la marcatura individuale molto più difficile. 


Il cambiamento più importante però, probabilmente, è il sempre maggior utilizzo del cut-back, che ha stravolto il modo di difendere. 


Senza tornare sul concetto offensivo del cut-back visto in precedenza, vediamo come ha costretto le squadre ha cambiare la struttura difensiva, costringendo i difensori a correre e schiacciarsi verso la loro porta, il che spesso non permette un intervento tecnico semplice. 


A suo tempo il centrocampista si occupava quasi esclusivamente del recupero della seconda palla, oggi invece deve posizionarsi per intercettare il passaggio arretrato, in quanto la linea difensiva spesso è schiacciata verso la porta; in questo caso presidiare la zona davanti alla linea difensiva è fondamentale. 


Rispetto al passato è evoluto anche il modo di affrontare il crossatore. 


Negli anni ’90 il difensore cercava principalmente di fermare l’ala, evitare di essere dribblato e accompagnare il possessore di palla verso l’esterno. 


Oggi la pressione sul crossatore è molto più specifica; il difensore deve influenzare il piede utilizzato, il tempo del cross, la zona da cui parte, la possibilità di arrivare sul fondo, la possibilità di rientrare dentro il campo.


Inoltre, in caso di esterno a piede invertito, il difensore deve preoccuparsi tutti quei tipi di cross che abbiamo visto nella prima parte del capitolo, più eventuali passaggi filtranti, tiri o combinazioni con altri giocatori. 


Rimanendo sulla fase difensiva, possiamo dire che nel corso degli anni è cambiato anche il ruolo del portiere. 


In passato il portiere era più dedicato alla difesa della porta e interveniva principalmente su cross dentro l’area piccola (denominata da sempre “del portiere”), sulle palle alte e ovviamente su situazioni di sua competenza. 


Oggi il portiere deve occuparsi ed essere più integrato con tattica e strategia di squadra.


Deve decidere se uscire o meno, se proteggere il primo palo, se pensare alla profondità o far intervenire i difensori. Inoltre, poiché oggi esistono molti più cross tesi e rasoterra, il portiere deve gestire una quantità maggiore di situazioni in cui non può uscire. 


La conferma ci viene anche dal libro <<La tattica del portiere>> di G.Petrelli e P.Pastore: “…in varie competizioni nazionali e internazionali è emerso che l’estremo difensore effettua una sempre minor percentuale di interventi a difesa della porta rispetto alla difesa dello spazio; è proprio questa attitudine che dovranno avere i portieri del futuro”. 


Anni ’90 – Inizio 2000

Ultimi 15 anni

FASE OFFENSIVA:

 Il concetto era «mettiamo palla dentro».

Il concetto è «che tipo di spazio mi ha concesso la difesa?».

Utilizzato soprattutto per portare la palla in area e cercare il gioco aereo o acrobatico.

Passaggio finale di una sequenza tattica preparata, non più un gesto isolato dell’esterno.

Si cercavano soprattutto centravanti forti fisicamente e nel gioco aereo.

Si ricercano diverse zone e diversi attaccanti: punta, mezzala, esterno opposto e giocatore che arriva da dietro.

Effettuati soprattutto dalla fascia o dalla trequarti

Maggiore ricerca del fondo e dell’half-space

Giocatore di fascia giocava prevalentemente con il piede di parte e cercava rapidamente la posizione per crossare.

L’esterno alto a piede invertito: può rientrare, calciare, passaggio filtrante, combinare o crossare dal mezzo spazio.

Palloni alti, arcuati e indirizzati verso la porta o verso il centravanti

Grande diffusione del cut-back, per i giocatori che arrivano a rimorchio.

Divisione degli spazi legata ai riferimenti classici: primo palo, centro porta, secondo palo, con particolare ricerca delle punte.

Occupazione dell’area maggiormente coordinata: punta al primo palo, mezzala in zona centrale, esterno al secondo palo e trequartista al limite

Gli attaccanti erano spesso già posizionati dentro l’area quando partiva il cross

Molti giocatori cercano di arrivare in corsa da dietro, con inserimenti ritardati, incroci e contromovimenti.

FASE DIFENSIVA:

Marcare gli uomini e vincere il duello.

Controllare spazio, porta e zone di maggiore pericolo, all’interno di un’organizzazione collettiva.

Marcature molto strette, contatto fisico e attenzione quasi esclusiva al proprio riferimento.

Passaggio progressivo verso una difesa zonale o mista

La lettura della traiettoria spesso arrivava dopo il controllo dell’avversario

«Dov’è l’uomo, dov’è il pallone e quale spazio devo proteggere?»: 

Corpo orientato UOMO-PALLA

Corpo orientato: PORTA-PALLA-UOMO

In area con 3-4 coppie attaccante-difensore

La difesa dell’area coinvolge spesso 6, 7 o 8 giocatorI

Si seguiva il proprio attaccante

Si effetua il passaggio di consegna

Il centrocampista si occupava principalmente della seconda palla

Il centrocampista deve presidiare anche la zona del cut-back, intercettando il passaggio arretrato davanti alla linea difensiva.

Il difensore sull’esterno cercava soprattutto di fermare l’ala, evitare il dribbling e accompagnarla verso l’esterno

La pressione sul crossatore è più complessa: bisogna influenzare piede, tempo, zona del cross, accesso al fondo e possibilità di rientrare

Il portiere era in difesa della porta

Il portiere è in difesa dello spazio

Tabella riassuntiva sul cross:

(tabella 1)


Un altro studio

Uno studio del Fifa Training Center denominato “The use of wide areas:more goal from crosses” del 2023, ci mostra le differenze sui cross nei Mondiali 2018 e 2022. 


Ci dice che con la crescente diffusione dei blocchi a metà campo come fase di non possesso palla preferita nel 2022, si è creato più spazio sulle fasce e alcune squadre si sono dimostrate molto efficaci nello sfruttare questi spazi per creare occasioni da gol.


Ai Mondiali FIFA Qatar 2022™ sono stati segnati 45 gol da cross, rispetto ai soli 25 del 2018. Inoltre, si è registrato anche un aumento del 12% dei tiri in porta da cross (immagine 23). 

 


Rispetto al 2018, nel 2022 si è registrato un aumento significativo dei gol derivanti da cross provenienti dalle fasce laterali di destra e di sinistra.


Diciotto gol sono stati segnati da cross provenienti dalla fascia di destra, contro i soli quattro realizzati in Russia, mentre 14 gol sono arrivati ​​da cross provenienti da sinistra, contro i soli sei del 2018 (immagine 24).


Al contrario, non si sono registrate praticamente fluttuazioni nel numero di gol segnati su cross provenienti da destra e da sinistra all'interno dell'area di rigore. 

 


"Negli anni passati, uno dei compiti più importanti per un terzino destro o sinistro era quello di bloccare i cross, ma ora, con le squadre che difendono centralmente e in modo stretto con blocchi difensivi bassi e medi, i terzini giocano molto vicini ai difensori centrali per proteggere lo spazio interno.


Questo rende difficile per loro uscire rapidamente sulle fasce per intercettare i cross o per esercitare una pressione sufficiente a ridurne la qualità", queste alcune dellle dichiarazioni di Jurgen Klismann sui cross.


Quando le squadre si difendono con blocchi bassi, si trovano ad affrontare un problema simile: riuscire a esercitare una pressione sufficiente sul giocatore in possesso palla per impedire o influenzare la qualità dei cross provenienti da altre zone del campo. 


Se il difensore abbandona la propria posizione all'interno del blocco, si possono creare spazi che gli avversari possono sfruttare per attaccare o penetrare in area.


Al contrario, rimanere all'interno del blocco e non esercitare pressione sul giocatore in possesso palla facilita la realizzazione di cross di qualità in area di rigore.


Klinsmann ritiene che questo rimarrà un dilemma per gli allenatori in futuro, che dovranno capire come liberare i difensori con sufficiente anticipo dai blocchi difensivi per permettere loro di difendere con fisicità e determinazione sulle fasce.


Per i centravanti, invece, questo sviluppo offre grandi opportunità. 


"Oggigiorno i difensori centrali sono più abituati a difendere quando la palla è davanti a loro e non quando arriva dai lati.


Possono anche rimanere statici mentre la palla viene crossata, il che significa che un buon tempismo e movimento da parte del giocatore offensivo, uniti alla capacità di finalizzare in uno o due tocchi, fanno sì che i cross di alta qualità siano molto difficili da difendere e creino grandi opportunità da gol", ha concluso.

 


L’immagine 25 ci mostra come è cambiata la quantità delle 6 tipologie di cross analizzate in precedenza nella guida. 


I cambiamenti più significativi nel 2022 rispetto al 2018 si sono osservati nei push e nei driven. In Qatar, i push sono aumentati del 38%, passando da 210 nel 2018 a 289 nel 2022, mentre i driven sono diminuiti del 47%, da 419 nel 2018 a 222 nel 2022.  


Si è inoltre registrato un aumento del numero di gol segnati da cross di spinta, passati da quattro nel 2018 a 10 nel 2022, così come i gol segnati da cross alti.


Analizzando il numero di gol segnati da cross, si nota anche  un aumento dei gol realizzati da cutback con 7 nel 2022 rispetto ai soli 2 del 2018.


Lo studio ha anche analizzato la percentuale media di cross completati: ai Mondiali del Qatar 2022 è stata del 28,9%, e la percentuale media di cross riusciti che hanno portato a tiri diretti in porta è stata del 59,7%. 


Francia: circa 41% di cross completati e circa 76% dei cross completati che portano a un tentativo. Argentina: circa 34% di cross completati e circa 75% che portano a un tentativo.

 


Ai fini di questa analisi, un cross è considerato riuscito/completato se raggiunge il bersaglio previsto.


Possiamo dire che del gioco sulle fasce non può essere valutata esclusivamente attraverso il numero dei cross effettuati. 


Il caso di Francia e Argentina al Mondiale 2022 mostra (immagine 26) come le squadre più efficaci siano state quelle capaci non solo di completare una percentuale superiore alla media di traversoni, ma soprattutto di trasformare il cross completato in una reale occasione di conclusione. 


L'evoluzione del calcio moderno sembra quindi spostare l'attenzione dalla quantità dei cross alla qualità della situazione creata e alla capacità di occupare efficacemente l'area di rigore.


In sostanza: Francia e Argentina non erano semplicemente squadre che crossavano bene; erano squadre che riuscivano a far sì che il cross producesse qualcosa dopo.

 


L’immagine 27 ci mostra il numero medio di giocatori portati in area di rigore nel torneo è stato di 3,3, con il Brasile che ha registrato il numero più alto di 3,88.


Qatar e Polonia hanno registrato il numero più basso, mentre entrambe le finaliste, Argentina e Francia, sono state al di sotto della media del torneo su questo parametro. Germania, Spagna e Brasile hanno registrato il maggior numero di ingressi in area di rigore da fasce laterali ogni 90 minuti.


L'Inghilterra, la squadra che ha segnato più gol da cross (6) nel 2022, ha avuto il secondo numero medio più alto di giocatori (3,84) in area di rigore quando la palla è arrivata lì dopo essere stata fatta avanzare da una fascia laterale, e ha registrato una media di 28 ingressi in area di rigore ogni 90 minuti.


Pensieri in libertà

Qua sotto alcuni pensieri di allenatori che ci mostrano anche differenze nelle loro filosofie.

  • Arteta: "Se mettiamo 33 o 35 palloni in area in ogni partita, è pura matematica: prima o poi segneremo. È una questione di occupazione degli spazi e di insistere sulla seconda palla."

  • Guardiola. “I cross alti dal fondo contro difese schierate sono un terno al lotto. Ha senso crossare solo se prendi la difesa in transizione o se lo fai rasoterra.”

  • S. Inzaghi: "I nostri quinti devono attaccare il secondo palo. Il cross dell'esterno opposto non è una giocata casuale, ma una soluzione allenata per creare superiorità in area."

  • Sarri: "Se arrivi a fare 40 cross in una partita significa che non sei riuscito a sfondare per vie centrali. Il cross deve essere un'opzione di rifinitura, non la trame primaria."

  • Klopp: "Il cross dalla trequarti calciato in prima intenzione è letale perché la difesa avversaria sta ancora correndo verso la propria porta e rischia l'autogol o la spizzata."


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