Christian Venturini: dai Piccoli Amici della Padernese alla match analysis con Mister Roberto Mancini
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1) Quanto ti ha fatto crescere poter lavorare a stretto contatto con professionisti di alto livello e quanto credi di aver dato nella tua esperienza in Qatar?
Negli ultimi mesi ho avuto il privilegio di far parte, nel ruolo di match analyst, dello staff tecnico di Roberto Mancini nella sua esperienza come allenatore dell’Al-Sadd, club più titolato del Qatar e tra i più prestigiosi di tutto il continente asiatico.
Mi sono ritrovato in un contesto totalmente diverso rispetto alle mie esperienze precedenti, sia a livello culturale che sportivo: dal primo giorno, inevitabilmente, ho intrapreso un percorso personale di adattamento al Paese, cercando di osservare e comprendere le peculiarità del loro modo di fare e vivere il calcio.
Calarsi in una realtà nuova e distante da quella conosciuta, se fatto con elasticità e apertura mentale, credo sia di per sé un grande facilitatore nella crescita, perché porta a mettere in discussione se stessi e ciò che si pensava fossero dogmi fino a quel momento.
Come accennato in precedenza, ho sentito come un privilegio l’avere modo di vivere quotidianamente a stretto contatto con un allenatore di altissimo livello, con componenti dello staff tecnico che hanno maturato negli anni grandi conoscenze e competenze, ma anche con calciatori dalla notevole caratura internazionale.
Ho cercato, giorno dopo giorno, di osservarli, comprenderne i punti di forza e cercare di capire quali aspetti avrei potuto fare miei per migliorare come professionista.
Al tempo stesso, ho cercato di pormi verso di loro offrendo disponibilità all’ascolto e al confronto, per far nascere un dialogo sincero che potesse poi favorire il nostro lavoro quotidiano e, per quanto riguarda prettamente la produzione delle analisi video, riuscire a fornire degli input che potessero essere successivamente sviluppati nel lavoro in campo.
2) Nel tuo percorso sei stato allenatore, osservatore e ora match analyst. Quali sono le competenze per ogni compito che hai ricoperto che credi possano aver fatto la differenza per la tua crescita personale e professionale?
Ho iniziato ad allenare nel 2019, all’età di vent’anni, i Piccoli Amici dell’US Padernese, piccola ma storica società dilettantistica della provincia di Brescia.
Già dalla stagione successiva, favorito da numerosi cambi nell’assetto dirigenziale del club, ho avuto modo di ricoprire il ruolo di Responsabile Tecnico dell’Attività di Base, portando parallelamente avanti la mia attività di allenatore in altri club del territorio, il Franciacorta FC e l’Academy Montorfano Rovato, prima di ricoprire un doppio ruolo all’interno della Padernese, dove nella stagione 2022/2023 ho allenato la squadra Juniores.
Parto da questo racconto perché ritengo si tratti di una sliding door decisiva nel modo di approcciarmi al calcio: ricoprire anche un ruolo diverso rispetto a quello dell’allenatore già all’inizio del mio percorso mi ha permesso di capire velocemente come volessi avere modo di vedere il calcio da punti di vista diversi e volessi costruire, con il tempo, competenze trasversali.
Credo, infatti, che la conoscenza del lavoro delle varie figure, sia all’interno del club che dello staff tecnico, ti porti a comprendere meglio le loro esigenze e anche come queste possono variare nei diversi momenti della stagione.
E questo, a sua volta, credo favorisca il raggiungimento degli obiettivi o, comunque, il mantenimento di un’elevata qualità del lavoro.
Provando a sintetizzare ciò che ho appreso nei ruoli ricoperti e nelle esperienze vissute, direi che allenare mi ha consentito di crescere tanto a livello umano: mi ha permesso di vedere la vita da un punto di vista meno individualistico e di sviluppare una maggiore sensibilità verso le esigenze degli altri, cercando di individuare anche quelle meno esplicite e che a volte si cerca di tenere nascoste, per essere loro d’aiuto nel percorso di crescita sportiva.
Un altro aspetto che ho vissuto come fondamentale è stato l’apprendere il modo in cui vivere le sconfitte: non come un fallimento, ma come una naturale componente del cammino, con un valore utile a stimolare riflessioni e sperimentare soluzioni diverse rispetto a quanto fatto in precedenza.
Fare l’osservatore, invece, mi ha permesso di comprendere meglio le esigenze di club e allenatore nella costruzione della rosa, così come le dinamiche di mercato che portano ad essa e mi ha spinto a migliorarmi nell’analisi individuale dei giocatori.
Infine, il ruolo di match analyst mi ha consentito di curare con attenzione alcuni tra gli aspetti del gioco che preferisco, ovvero la tattica collettiva e le palle inattive, ma anche di crescere a livello comunicativo, lavorando sul come veicolare le informazioni per fare in modo che i giocatori le ricevano e comprendano in modo efficace attraverso il video, che è una componente del lavoro ormai imprescindibile nel calcio professionistico.
3) Conosci la community di Coaches, di cui hai partecipato anche ad eventi come il Coaches!World. Quanto può incidere la formazione e l'aggiornamento per un allenatore e in che modo lo può utilizzare in campo?
Il mondo, giorno dopo giorno, è in continua evoluzione e il calcio non fa eccezione rispetto a questa legge. Per un allenatore (così come per qualsiasi altro componente di uno staff tecnico) è fondamentale comprenderne i cambiamenti e adattarsi di continuo.
In questo contesto, assumono un ruolo di rilievo le proposte di formazione e aggiornamento.
Ritengo Coaches uno strumento molto utile e versatile, in quanto offre diversi tipi di contenuti che rendono la piattaforma e ciò che ruota intorno ad essa, come i vari eventi, accessibile a tecnici dalle più svariate esigenze, da chi predilige la formazione in campo a chi, invece, può seguire da remoto.
Chi ha un reale interesse a formarsi deve essere in grado di cogliere gli input forniti, mettendo anche in discussione le proprie idee e cercando poi di capire se, quanto appreso, può essere idoneo al proprio contesto lavorativo nel club (inutile rimarcare come le esigenze dei calciatori variano notevolmente, oltre che per il livello, anche con la differenza tra le fasce d’età) o se invece deve essere adattato.
Bisogna, quindi, essere in grado di comprendere, contestualizzare e poi cercare di portare in campo quanto appreso, senza però voler ridurre il tutto allo svolgimento del nuovo esercizio all’interno della seduta di allenamento come spesso accade; il processo di apprendimento dei giocatori è graduale e necessita di feedback specifici, che li possano guidare nella scoperta di nuovi aspetti del gioco.
Sta all’allenatore, una volta passato “dal banco di scuola al campo”, indirizzare i suoi ragazzi, non smettendo mai di osservare le sue sedute con senso critico e di essere in grado di adattarle per cercare di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Per concludere, ci tengo a condividere un ricordo legato alla mia partecipazione al Coaches!World 2024.
Tra i relatori era presente un allenatore che vanta oltre 250 panchine nel calcio professionistico italiano: rimasi fortemente colpito dal fatto che, prima della sua lezione, si sedette con noi ad ascoltare tutti gli altri relatori.
Credo che questa sia l’attitudine che dovrebbe contraddistingue ogni tecnico: a prescindere dagli anni di esperienza e dai risultati ottenuti, bisogna sempre tenere alimentato il fuoco interiore che porta a voler continuare ad imparare e questo può avvenire anche mediante l’ascolto e l’analisi del lavoro e delle esperienze altrui, in un contesto di condivisione volto a favorire l’apprendimento.





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