Attaccare la profondità: tempi, modalità e letture per superare la linea difensiva
Nel calcio moderno spesso sentiamo parlare di attaccare gli spazi, attaccare la profondità.
Ma esattamente cosa vuol dire, come possiamo allenare il concetto di attacco della profondità? Sappiamo che il calcio si è evoluto e con lui si sono evoluti gli allenatori con le loro richieste e con i loro dettami tattici; l’attacco della profondità però è rimasto identico, sicuramente con qualche differenziazione rispetto a 20-30 anni fa.
Quando parliamo di profondità dobbiamo necessariamente approfondire il concetto e analizzarlo nel suo insieme. Saper maneggiare questo concetto per una squadra significa poter:
Allungare la squadra avversaria: avendo più spazio tra reparti questo permette alla nostra squadra di poter trovare soluzioni efficaci anche in fase di palleggio;
“Minacciare” lo spazio alle spalle dei difensori: è sicuramente uno degli aspetti predominanti dell’attacco alla profondità, ovvero quello di mettere in seria difficoltà il comportamento avversario difensivo cercando di pescarli in difetto;
Superare linee di pressione: non ci sarebbe bisogno di approfondire, ma di fatto se il nostro obiettivo è andare in profondità è naturale aspettarsi che un attacco alla profondità superi sempre ALMENO 1 linea avversaria.
Ma allora perché attaccare la profondità dovrebbe essere sempre allenato o comunque saputo maneggiare?
Fondamentalmente perché quando un giocatore attacca la profondità pur non ricevendo palla sta portando un vantaggio tattico non indifferente alla propria squadra. Approfondiamo.
In un precedente articolo avevamo parlato di attacco dello spazio e della profondità incentrandoci su TEMPO e SPAZIO in relazione della giocata.
Spesso quando parliamo di attacco della profondità o di profondità stessa tendiamo a concentrarci sulla direzione del gesto/movimento e meno sul concetto di timing.
Dovremmo far capire, invece, l’importanza del tempo di attacco della profondità e del timing ai nostri calciatori.
Una partenza anticipata può portare nessun vantaggio e contestualmente può portare frustrazione nel singolo giocatore e non riuscita dell’attacco.
Una partenza ritardata può permettere un facile recupero da parte della squadra avversaria.
Una partenza coordinata produce effetti molto importanti e soprattutto porta ad ottenere vantaggi tattici non indifferenti.
È fondamentale quindi allenare il tempo di attacco, cercando di far comprendere quanto sia importante attaccare la linea con i tempi giusti, con i movimenti giusti e soprattutto cercando di far capire che non è compito solo ed esclusivamente di un qualche giocatore di uno specifico reparto.
Proviamo ad andare nel dettaglio cercando di sviscerare il concetto di tempo in merito alla partenza. Qua possiamo distinguere tre tipologie di partenze con i rispettivi timing:
1) Partenza Anticipata
2) Partenza Ritardata
3) Partenza Coordinata
1) ATTACCO PROFONDITÀ: PARTENZA ANTICIPATA – Timing in anticipo
È il caso che più spesso in assoluto quando iniziamo ad allenare l’attacco della profondità che si presenta.
Un po’ come quando insegniamo ai ragazzi i tempi dello smarcamento, dove le prime volte vediamo giocatori e giocatrici farlo sempre troppo presto con il risultato che la palla viene sempre intercettata dal difensore.
Una partenza anticipata può portare il giocatore che attacca l’ultima linea, per esempio, ad un rischio concreto di trovarsi in fuorigioco permettendo così alla squadra avversaria di sistemarsi nuovamente; partire troppo presto può portare anche il giocatore a dover rallentare perché appunto la palla ancora deve “partire” dal compagno che ne detiene in possesso.
Non solo, partire anticipatamente nel 99% dei casi fa perdere tutto il vantaggio che potremmo aver conquistato nei confronti dell’avversario: questo potrebbe anticiparci e intercettare il pallone, potrebbe adattare il comportamento e lasciarci in fuorigioco o far intervenire un altro compagno di squadra.
2) ATTACCO PROFONDITÀ: PARTENZA RITARDATA – Timing in ritardo
Questo caso non va confuso con l’anticipo. L’anticipo implica un partire “troppo presto” prima ancora che il possessore del pallone possa aver preso informazioni e capito i propri compagni che movimenti possano aver fatto.
Quando siamo in situazione di partenza ritardata siamo esattamente nel caso opposto: in questa situazione il movimento di attacco della profondità è effettuato in ritardo, quindi successivamente alla partenza del pallone. In questi casi il difensore avversario quasi sempre riesce a recuperare posizione ed impedire l’azione avversaria.
Non solo, partire in ritardo può portare spesso alla chiusura di spazi precedentemente aperti che adesso diventano automaticamente chiusi e occupati da altri giocatori, essendo il calcio un gioco in continua evoluzione.
3) ATTACCO PROFONDITÀ: PARTENZA COORDINATA – Timing perfetto
Chiaramente la partenza coordinata è quella da preferire perché permette effettivamente di avere l’ottenimento di un vantaggio non indifferente nei confronti della squadra avversaria.
Un attaccante o comunque un giocatore dovrebbe attaccare la profondità non quando vede lo spazio libero, ma quando percepisce che quello spazio può essere raggiunto dal pallone.
Volutamente parliamo di partenza coordinata perché in alternativa potremmo parlare di partenza collettiva. Ma la differenza dove sta?
Coordinata significa che è un movimento coeso e appunto coordinato tra due o più interpreti in campo. La coordinazione implica una organizzazione chiara e lineare anche sul campo, un’organizzazione che poi produce benefici in termini di resa: i giocatori sanno cosa fare in campo, sanno che se X attacca a quel movimento deve seguire un movimento di Y e di Z atti a compensare. Se uno attacca la profondità ci sarà necessariamente chi si occuperà di coprire lo spazio lasciato vuoto;
Collettiva significa che tutti attaccano contemporaneamente la profondità. In pratica viene meno tutta l’organizzazione tattica e si preferisce un caos disorganizzato con la speranza di riuscire sempre ad avere un vantaggio rispetto all’avversario.
Se tutti attaccassero chi difenderebbe?
Ma come posso trasmettere dei principi chiari alla mia squadra? Come posso allenare nel concreto l’attacco della profondità?
Innanzitutto, è fondamentale spiegare ai propri giocatori che la presa di informazione di ciò che avviene sul terreno di gioco diventa determinante.
Ancora più determinante diventa l’osservazione della postura del compagno che in quel momento si trova in possesso del pallone:
- Se il compagno è con le spalle alla porta avversaria, e quindi fronte alla propria porta, sicuramente NON potrà dettare palloni e tempi per un attacco della profondità atto a superare una o più linee avversarie.
- Se il compagno dà le spalle alla propria porta e la fronte è rivolta verso la porta avversaria questo permette già di potersi aspettare giocate in verticale in cui sfruttare la profondità
- Se il compagno in possesso è sotto pressione, molto probabilmente un attacco della profondità potrebbe portare ad un timing in ritardo o in anticipo di fatto rendendo inefficace l’attacco
Pertanto, è determinante che il giocatore senza palla che dovrà adeguare il proprio comportamento osservi dei segnali relativamente al portatore palla e agli avversari, ovvero prenda informazioni su ciò che avviene intorno a lui.
Per capirlo facciamo degli esempi più approfonditi di quelli sopra osservati:
Che postura ha il compagno in possesso palla? Ma soprattutto che distanza ha dal primo avversario disponibile? È di spalle alla porta avversaria marcato da tre uomini? Difficilmente riuscirà a poter giocare un pallone atto all’attacco della profondità;
Il compagno in possesso palla ha superato una linea di pressione, è fronte alla porta avversaria ma si trova due avversari pronti a pressarlo forte. Come adatto il mio comportamento?
Tutto è perfetto per un attacco alla profondità per superare l’ultima linea difensiva ma quest’ultima è molto bassa, rendendo difficile proprio il suo superamento. Ha senso tentare questa giocata?
Ma quindi esiste solo una profondità? Diciamo che non è propriamente corretto.
Quando parliamo di profondità commettiamo l’errore comune di pensare che questa sia solo ed esclusivamente quella riferibile alla verticalità del campo. In realtà questa è una delle profondità attaccabili. Vediamo:
Profondità Diretta: è quella più facilmente identificabile in quanto riguarda la verticalità del campo quindi la sua lunghezza.
È quella relativa ad un attaccante o un centrocampista che attacca l’ultima linea difensiva avversaria quindi lo spazio più vicino alla porta avversaria;
Profondità Diagonale: fa riferimento al movimento diagonale che un giocatore può compiere al fine non solo di attaccare la verticalità ma di ottenere dei vantaggi in termini di spazio ed elusione marcatura avversaria.
Qua dentro possiamo parlare di movimento dentro-fuori o fuori-dentro.
Questa profondità è importante perché permettere di ottenere dei vantaggi da un punto di vista tattico importanti in quanto permette di liberare spazio, eludere marcature avversarie allontanandosi dal proprio marcatore
Profondità ottenibile grazie a Contro-movimento: ci riferiamo non ad un attacco diretto e immediato come quelli visti in precedenza bensì a tutta quella serie di movimenti che un giocatore può attuare per destabilizzare l’avversario e ottenerne un vantaggio.
Spesso per poter attaccare la profondità dobbiamo allontanarci dalla porta avversaria, per esempio con un movimento a venire incontro e poi a tornare in avanti.
Questa serie di movimenti induce spesso l’avversario a seguirlo, liberando proprio quello spazio che potrà poi essere attaccato sia dal giocatore che ha attuato quel movimento ad eludere, sia da un compagno di squadra che legge e percepisce quello spazio come spazio in cui la palla potrà transitare e arrivare.
Ma quindi l’attacco della profondità deve farlo solo l’attaccante? Anche qua non è propriamente così, anzi.
È chiaro che l’attaccante possiamo identificarlo come quel giocatore in quel ruolo che deve poter e saper padroneggiare questa specificità ma proviamo ad allargare il discorso e facciamo una osservazione: se avessimo due attaccanti NON in grado per caratteristiche di attaccare la profondità ma molto abili nel prendere posizione e nel “sentire la porta”?
In quel caso non attaccheremmo la profondità? Certo, lo dovremmo poter fare con altri giocatori:
Con i centrocampisti possiamo farlo, a seconda del modulo e dei principi che ciascun allenatore porta avanti. Una mezzala nel 4312 deve saper attaccare lo spazio per mettere in difficoltà gli avversari. Ma penso anche ad un centrocampista del 352
I terzini, che con le loro sovrapposizioni o i loro inserimenti a centrocampo possono mettere in seria difficoltà la squadra avversaria magari non pronta a vedere un giocatore “prettamente” difensivo offendere;
Esterni offensivi, che con i loro movimenti dentro-fuori o fuori-dentro o accentrandosi possono attaccare la profondità avendo così una quantità di uomini superiore in area di rigore pronta ad offendere e mettere in pericolo la difesa avversaria
Attaccare la profondità non è quindi una prerogativa esclusivamente degli attaccanti, bensì ricordiamolo significa anche poter superare una o più linee difensive avversarie; motivo per cui centrocampisti, difensori, trequartisti devono saper padroneggiare e conoscere questi movimenti.
Come allenarli? Vediamo una proposta!
6V6 PER ATTACCO DELLA PROFONDITA’

In questa proposta si gioca un 6v6 (ma i numeri possono essere adattati per più o meno giocatori a seconda della categoria) con obiettivo per la squadra di andare a effettuare un inserimento nel corridoio esterno al campo evidenziato in grigio. Nel corridoio la squadra che difende NON può entrare; il giocatore per effettuare la segnatura di un punto deve stoppare la palla esclusivamente all’interno di quel settore arrivando con i tempi giusti. Una partenza troppo presto non dà diritto alla segnatura del punto.
Qua possiamo quindi lavorare sull’attacco della profondità, sul timing, sulle letture e sulla velocità di pensiero. Campo più o meno grande ci permette di poter modulare queste situazioni e permettere ai nostri giocatori di adattarsi e aumentare la velocità di pensiero.
CONCLUSIONI
In questa semplice proposta abbiamo dato un’idea di come è possibile allenare l’attacco alla profondità.
Da questa possiamo costruire molteplici varianti: per esempio aggiungendo una partita a tema con una linea difensiva in campo e dei giocatori che l’attaccano. Insomma, di varianti e di proposte possiamo trovarne decine e decine, l’importante è avere chiaro quale sia il focus che vogliamo portare avanti
Attaccare la profondità non significa correre velocemente verso la porta, ma riconoscere il momento in cui il movimento può creare un vantaggio e scegliere la modalità più efficace per superare il diretto avversario, una linea avversaria o la linea difensiva.



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