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Attività di base: il passaggio dal calcio a 7 al calcio a 9 non è semplicemente una questione di numeri.

Alessandro Moppi
30 set
Tempo di lettura: 5 min

Due giocatori in più, un campo più grande e una nuova disposizione sembrano cambiamenti facilmente gestibili. In realtà, per un gruppo di Esordienti I° anno, rappresentano un vero salto nella complessità del gioco.


Cambiano le distanze, aumentano le possibilità di passaggio, gli spazi da occupare diventano più ampi e, soprattutto, cresce il numero di informazioni che il giovane calciatore deve riuscire a leggere.


In tanti anni che alleno fra attività di base e attività agonistica, questa è la prima stagione che mi ritrovo ad allenare il I° anno esordienti; negli ultimi due anni ho allenato sempre il II° anno. 


Per questo all’inizio mi sono messo a pensare quali problematiche potrebbero avere i ragazzi in questo passaggio e a quali dare priorità.  


Giovani calciatori Esordienti durante una partita di calcio a 9

Gli Spazi

Il primo è sicuramente lo spazio. 


In un campo che può arrivare a misurare 75x55m, aumentano gli spazi ed è quindi necessario che i ragazzi imparino ad occuparli meglio; per questo il primo concetto su cui penso sia importante lavorare è l’ampiezza.


Significativo sarà creare esercitazioni in cui i giocatori capiscano perché è necessario “allargarsi” e sfruttare tutta la larghezza del campo. Quando la squadra è in possesso palla, alcuni giocatori devono rendere il campo grande. 


Essendo anche il campo più lungo, l’altro concetto su cui sarà importante lavorare è quello della profondità; molto più spazio verticale da attaccare ma anche da difendere.


Le transizioni

Proprio riguardo alla profondità e all’enorme area di gioco rispetto al calcio al 7, un elemento basilare su cui lavorare sono le transizioni; perdere o recuperare la palla deve portare a decisioni il più rapide possibili: 


  • Possiamo recuperare la palla immediatamente? -  Siamo vicini? – Possiamo fare pressione? – Dobbiamo abbassarci e ricompattarci? – Devo rincorrere?

  • Possiamo giocare in avanti? – C’è spazio? – Ho un compagno libero? – Meglio consolidare il possesso?


Queste situazioni sono estremamente formative per i giovani calciatori perché gli aiutano a percepire, riconoscere e decidere velocemente, quindi, aspetto primario è far capire ai ragazzi, soprattutto sotto l’aspetto mentale, l’importanza di queste fasi, e allenarli creando esercitazioni che rispecchino queste situazioni. 


La relazione con gli altri

Nel calcio a 9 il ragazzo deve iniziare a comprendere che la propria posizione in campo non dipende soltanto dalla palla, ma anche da quella dei compagni, degli avversari e dello spazio libero.


Rilevante quindi sarà la relazione io-compagno-spazio.


Il possessore deve avere più soluzioni: un compagno a sostegno, uno più lontano, una soluzione laterale e una giocata in verticale; essenziale da far capire ai ragazzi è che il movimento di uno condiziona le possibilità degli altri e che più opzioni do al compagno meglio è.


Il ruolo del portiere

Credo che uno dei ruoli più svantaggiati dal cambio di categoria, come lo sarà ancor di più per il passaggio da calcio a 9 a quello a 11, sia il portiere. 


Sappiamo che in questo periodo preadolescenziale, come per tutto il periodo dell’adolescenza, le caratteristiche morfologiche dei soggetti all’interno di una squadra possono essere svariate. 


Cambiando le dimensioni del campo cambiano anche quelle delle porte che passano da 4-5x2m passano a 6x2m, e quindi non tanto dal punto di vista dell’altezza, ma soprattutto in larghezza, i giovani portierini devono coprire maggior superficie, dovendo lavorare e adattare molto spazi e tempi di copertura porta, uscite, ecc. 


Un altro aspetto importante per il portiere, ma anche per il resto della squadra, è che da questa categoria, non esiste più la fase di no pressing sia sul retropassaggio al portiere, sia sulla rimessa dal fondo, che, inoltre, deve per forza essere fatta con i piedi.


La qualità e la direzione del primo passaggio, il posizionamento e il movimento dei compagni in queste giocate saranno, quindi, importanti per far ripartire l’azione ed evitare situazioni pericolose. 


Il sistema di gioco

Vedo a giro per i campi che i sistemi più usati, anche da me, sia chiaro, sono 1-3-2-3 o l’1-2-4-2, ma penso che in queste categorie, non è fondamentale la disposizione dei giocatori in campo, né tantomeno l’assegnarli un ruolo già predefinito. 


Abbiamo bisogno di giocatori che sappiano interpretare lo spazio. Il sistema deve quindi essere utilizzato come strumento didattico.


Ai ragazzi dico sempre che la posizione o lo schieramento di partenza è solo un riferimento, poi in campo le posizioni cambiano al cambiare del gioco, delle sue fasi e della loro interpretazione. 


La rotazione dei ruoli

Fondamentale per la loro crescita sarà anche nell’arco delle varie partite, se non nella partita stessa, far provare varie posizioni ai giovani calciatori per farli comprendere le differenze delle varie posizioni e come cambia il modo di interpretare il gioco in base a esse. 


A 10-11 anni, ma aggiungerei fino anche ai 14-15 per arrivare fino quasi alle due categorie Allievi, la definizione del ruolo va evitata perché soprattutto con lo sviluppo e i vari cambiamenti morfologici, ma anche e soprattutto mentali, un ragazzo può “scoprire” col tempo quale sia il ruolo più adatto a lui.


Il ruolo dell’allenatore

Stiamo vedendo che il ruolo dell’allenatore sta cambiando, anche a livelli alti, andando verso una posizione, non di dare comandi del tipo “vai lì, passa, dribbla, ecc” ma di dare ai calciatori situazioni da interpretare, il famoso “problem solving”.

Per questo sarà utile proporre, come in tutta l’attività di base e oltre, esercitazioni quali: 


  • Situazioni più o meno ridotte

  • Giochi di posizione

  • Partite a tema

  • SSG

  • Partite 9vs9 con bonus o vincoli


Fondamentale per l’istruttore sarà quello di rendere partecipe i ragazzi delle loro scelte e decisioni, ponendo domande quali:


  • Cosa potevi fare oltre alla scelta che hai fatto?

  • Dove potevi ricevere?

  • Cosa si poteva fare meglio?

  • Se perdi palla cosa si può fare?


La comunicazione

L’importanza della comunicazione sarà basilare da parte dei ragazzi dentro al campo, in quanto aumentando le distanze e in un campo più grande non sempre il compagno può vedere ciò che accade alle sue spalle, ci sarà bisogno di usare la comunicazione come supporto e aiuto nel gioco di squadra. 


Un'indicazione, una chiamata o anche un semplice avvertimento possono aiutare il giocatore a prendere una decisione migliore.


Credo quindi che dovremo insegnare ai ragazzi non soltanto a guardare, ma anche ad aiutare il compagno a vedere. In fondo, giocare a calcio significa anche questo: essere in grado di migliorare la decisione di chi gioca insieme a noi.


Anche dal punto di vista dell’allenatore è importante comunicare nel modo e nei tempi giusti; essenziale è dare dei concetti, delle parole chiave, durante l’allenamento, che poi con un semplice termine sia recepita durante la partita dai ragazzi. 


Conclusioni

Questa stagione per me rappresenta anche una sfida personale. Dopo due anni con il II° anno Esordienti, tornare al I° anno significa cambiare prospettiva.


Non posso pretendere dagli ragazzi le stesse risposte che mi aspetterei da un gruppo di un anno più grande. Devo quindi essere io, per primo, ad adattare le richieste, le esercitazioni e il linguaggio. 


Credo che questo sia basilare per ogni allenatore/istruttrore che inizia un nuovo percorso con ragazzi che fanno il salto di categoria. 



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